mercoledì 13 marzo 2013

GLI INGREDIENTI DEL CARCERE? INERZIA, PASSIVITA', DEGRADO...



"L’ozio forzato viene riempito secondo la migliore tradizione
carceraria: sui piani, nelle sale socialità (quando ci sono), detenuti in
pantofole e pigiama"

Lucia Castellano - Direttore di un carcere

"Si è mantenuta l’idea di uno spazio «infantilizzante», dove al
soggetto è richiesto di obbedire a regole e di recepire ordinatamente quanto a
lui fornito e proposto: dal luogo, al cibo, dal volontariato, alla pratica burocratica
che scandisce la quotidianità. Tutto è passività, nulla è organizzazione
«responsabilizzante»"

Mauro Palma - Presidente del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura

"La prigione non ha mai riabilitato nessuno. Ha invece avuto il
risultato di «prigionizzare» i reclusi… la «prigionizzazione» è l’opposto stesso
della riabilitazione, è l’ostacolo maggiore sulla strada dell’inserimento"

Zygmunt Bauman - Sociologo


"In sostanza viene a mancare al detenuto la possibilità
di realizzare un giudizio obiettivo e sereno sui propri atti, nonché un approfondimento
sincero della conoscenza di sé"

Francesco Ceraudo - Medico penitenziario

"Si tengono lezioni di alta criminalità e ci si allea per
colpi futuri da mettere a segno una volta liberi"

Lucia Castellano - Direttore di un carcere

"Il medio boss diventa per lui una specie di divinità, segue con
attenzione le sue lezioni su come diventare un vero delinquente, si applica e
impara… passati 5 anni la prima cosa che farà sarà organizzare una bella
rapina"

Gherardo Colombo - Magistrato
                
                                                           UNA PROPOSTA




La pena visibile è un progetto organico e articolato che mira a modellare un nuovo scenario esecutivo della pena: una sanzione finalmente allontanata dall’opacità delle mura carcerarie e trasportata fuori, nella società. La realizzazione di un’interazione in cui vengono coinvolti i vecchi protagonisti della pena ma stavolta con funzioni più “aperte”, visibili, attive e con la presenza di un nuovo soggetto: la società, i suoi spazi, le sue relazioni.
Una pena che si esprime “dentro” un consorzio sociale in grado di produrre meccanismi afflittivi più aggiornati, garantendo, al contempo, un sistema di controllo adeguato. Un modello di sanzione “visibile” che, grazie alla co-partecipazione sociale, responsabilizzi il reo e gli fornisca stimoli positivi che possano finalmente distoglierlo da propositi devianti e indirizzarlo consapevolmente verso la pratica costante e continuata di regole sociali condivise.

La Pena Visibile, Salvatore Ferraro, Rubbettino Editore



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