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mercoledì 9 aprile 2014

LA PENA VISIBILE: UN ANNO DI INCONTRI...






12 Aprile 2013  ROMA: PRIMA "SOCIALITA'" CARCERARIA DE LA PENA VISIBILE







21 APRILE 2013 - ROMA: SECONDA "SOCIALITA'" CARCERARIA AL TEATRO MANHATTAN DI ROMA





24 APRILE 2013 - ROMA: PRESENTAZIONE "LA PENA VISIBILE" ALLA DOMUS TALENTI DI ROMA






7 MAGGIO 2013 - ROMA: PRESENTAZIONE "LA PENA VISIBILE" ALLA LIBRERIA "ENOARCANO" DI ROMA




27 MAGGIO 2013 - ROMA: PRESENTAZIONE "LA PENA VISIBILE" ALLA DOMUS TALENTI DI ROMA


19 LUGLIO 2013 - POTENZA: PRESENTAZIONE "LA PENA VISIBILE" AL PALAZZO DELLA REGIONE



25 LUGLIO 2013 - GRECCIO (RI): "SOCIALITA'" CARCERARIA DE LA PENA VISIBILE

8 AGOSTO 2013 - RIETI: "SOCIALITA'" CARCERARIA SUL VELINO





18 AGOSTO 2013 - SIDERNO: PRESENTAZIONE "LA PENA VISIBILE" AL KUKUMERLA






22 NOVEMBRE 2013 - ROMA: PRESENTAZIONE "LA PENA VISIBILE" A CASAPOUND




29 NOVEMBRE 2013 - RIETI: PRESENTAZIONE "LA PENA VISIBILE" PRESSO LA CAMERA PENALE DI RIETI





7 MARZO 2014 - CAMPI BISENZIO (FI): PRESENTAZIONE "LA PENA VISIBILE" PRESSO LA SALA CONSILIARE










martedì 23 aprile 2013

LE "SOCIALITA" INTORNO A LA PENA VISIBILE: VIVACE, CALOROSO E FECONDO ANCHE IL SECONDO INCONTRO




Il secondo appuntamento della "socialità" intorno alla Pena Visibile l'abbiamo convocato Domenica 21 Aprile ore 11,30 dentro il piccolo e graziosissimo Teatro Manhattan nel cuore del rione Monti a Roma. Ad attenderci... generose tazze di caffè africano, the caldo inglese e un paio di ottime crostate romane (Carla e Marianna le cortesissime artefici di tali prelibatezze).
Il tutto in un ambiente in chiaroscuro davvero molto accogliente.
Un incontro (volutamente) più ristretto rispetto alla spettacolare riunione della prima "socialità"  ma presenze sempre superiori al previsto. Molto bene.  Sono davvero contento.
La presenza in sala di amici coi quali ho già avuto in passato la possibilità di sviluppare dialoghi approfonditi su pena carceraria e sanzione (tra cui ben tre membri dei PRESI PER CASO) mi ha consentito di aprire la "socialità" della domenica parlando dell'ambiente carcerario. Un argomento decisivo per comprendere alcune dinamiche paradossali della pena tradizionale carceraria.  
Il carcere, infatti, la sua filosofia afflittiva fondata esclusivamente sul congelamento della persona e sul suo accorpamento e concentramento assieme ad altre persone è tuttora la causa del rafforzamento dell'"ambiente carcerario deviante". Il concentramento della persona in un sistema di relazioni che tutto sommato tollera, giustifica, arriva a comprendere la commissione del reato non può ovviamente cambiare lo schema di credenze e valori precedentemente acquisito dal reo ma tuttalpiù rafforzarlo. Ho provato a dimostrare come la repressione totale della libertà e la promiscuità carceraria fanno decrescere l'incidenza afflittiva della privazione ma, soprattutto, abbassano la qualità degli interessi personali del reo resettando ogni sua spinta verso la creatività, l'operosità la positività. In pratica la pena tradizionale carceraria è inerzia, degrado, passività, de-responsabilizzazione.
L'amico Gaetano, soffermandosi sul dopo pena, ha evidenziato come la totale assenza di meccanismi di ricollocamento del reo ai blocchi di partenza della società e l'assenza di una politica di inclusione del detenuto sia uno dei fattori più condizionanti la "recidiva" (circa il 70% di chi entra in carcere, una volta fuori, ricommette il reato). Tutto però nasce già dentro con lo svuotamento delle ultime risorse positive del reo e l'accostamento alle regole della sub-cultura che il reo trova/ritrova dentro il carcere.
Durante la "socialità" di questa domenica si è altresì sottolineato che spesso la situazione di stallo in cui la "questione carceraria" evidentemente si trova è figlia di posizioni estreme, radicali, di punti di vista che mai si incontrano in quanto entrambi viziati da fattori esclusivamente emotivi che sfociano, da una parte, in forcaiolismi inamovibili ma anche, dall'altra, in atteggiamenti caritatevoli, alla fine, del tutto inutili o poco costruttivi.
Alcune delle persone presenti, vittime di reati (furto e aggressione) hanno testimoniato l'effettiva e comprensibile difficoltà a perequare un giudizio sereno sulla persona che ha cagionato il danno. Si è però congiuntamente affermato che qualsiasi decisione in merito al percorso sanzionatorio che l'autore di un atto delittuoso (in tal senso, ci siamo soffermati sui reati c.d. non pericolosi, definizione un po' ambigua in quanto la pericolosità o dannosità di un atto è sempre figlia di una convinzione morale)  deve compiere deve essere destituito da qualsivoglia emotività e finalizzato a costruire un qualcosa che risarcisca il danno alla vittima reale, alla società e, contestualmente, consenta al reo di poter praticare delle regole sociali che gli consentano di modificare il proprio schema di credenze e valore. Questo passa necessariamente da una sanzione che non sopprima del tutto la libertà ma la limiti e consenta al reo di mettere in atto comportamenti, fatti, relazioni e risultati che possano approdare a risultati economicamente quantificabili. Ho così presentato, anche se in maniera necessariamente sintetica, lo schema del percorso sanzionatorio chiamato PENA VISIBILE, in particolare l'aspetto afflittivo della limitazione della libertà, della vicinanza con un consorzio più libero, con l'attività utile, fattore spesso distante dalle abitudini culturali di chi delinque. Ho illustrato, su esplicita richiesta, i quattro livelli di controllo (c.d. SINOPTICON che sostituirebbero l'attuale PANOPTICON "anomalo") previsti dal progetto la Pena Visibile e ragionato sul concetto di soppressione totale della libertà. Due ore e mezza sono passate di getto. Davvero colpito dalla nutrita e vivace partecipazione e da come questo tema, in verità indigesto e "allontanante", alla fine riesca a coinvolgere tantissimo e a sollecitare in ognuno domande, ragionamenti, proposte. Queste "socialità" (che mi piacciono davvero tante) sono la dimostrazione che se c'è dialogo vero i punti d'incontro sono tanti, tutti fecondi e fruttuosi. Vi terremo aggiornati....


Per chi fosse interessato a partecipare o, addirittura, organizzare la prossima "socialità" a casa propria o in un altro posto prescelto  può scrivere a lapenavisibile@libero.it



 La Pena Visibile, di Salvatore Ferraro, Rubbettino Editore

RICORDO DI MIKE MOLONEY


Ci sono esistenze che ti sfiorano appena ma sono lo stesso capaci di lasciarti impronte profonde. Lui si chiamava Mike. Mike Moloney. Era di origini australiane ma si era radicato in Irlanda, a Belfast, già a partire dagli anni '70. A vederlo, altissimo, lunga chioma colore d'argento, baffi da Hurley man, ti pareva di avere a che fare  musicista rock con venature country.
 In verità era un attore ma non solo.
Era un uomo che aveva fatto della capacità di sorridere, di comunicare la gioia un nuovo strumento di trasformazione dell'essere. Per questo aveva portato le sue idee performative dentro le galere irlandesi. E sempre per questo che nel 1985 Mike aveva fondato la Belfast Community Circus per poi, negli anni '90 imbucare l'arte drammaturgiche dentro le carceri del nord dell'Irlanda.
La mia vita ha incrociato quella di Mike solo tre volte. La prima, sfuggevole, a Roma alla fine del 2009  poi ad Atene, in occasione della visita alle carceri di Avlona e finalmente a Belfast, nel settembre 2010, quando noi tutti PRESI PER CASO fummo invitati dal progetto movable barres e potemmo esibirci dentro le carceri speciali di Maghberry, Maghilligan e, fuori, in un noto locale di Belfast.


Per comprendere lo spirito di Mike, il suo trattare la vita, le relazioni come un sottile e gioioso gioco di parti, basta ricordare questo: in occasione del nostro arrivo a Belfast si premurò di predisporci una mappa del percorso stradale per arrivare a destinazione. Era un percorso piuttosto tortuoso ed elaborato. Lui lo semplificò levando l'indicazioni di vie, di piazze e di strade e lo ridisegnò ex novo con  esclusivamente l'indicazione nomi di tutti i pub della città che avremmo incrociato. Arrivare a destinazione per noi fu più facile.
Oggi la notizia della sua morte ci ha colto di sorpresa e ci ha addolorato profondamente. Ciascuno di noi aveva il desiderio di rivedere Mike. C'eravamo lasciati con tante promesse e progetti tra cui dividere una bottiglia di Bushmill's, comprendere certe sfaccettatura della suprema arte del clown e il suo potenziale impatto dentro le prigioni, riascoltare la sua risata, farci, insomma coinvolgere dalla sua contagiosa energia e positività.
Il mondo delle prigioni, insomma, da oggi è più solo. Questo ci addolora e non poco.
Un caro abbraccio Mike da tutti noi...Presi Per Caso

sabato 13 aprile 2013

IERI SONO INIZIATE LE "SOCIALITA'": (DAVVERO) BUONA LA PRIMA!



 Ieri, venerdì 12 aprile, si è svolta la prima "socialità" carceraria intorno al mio libro La Pena Visibile.  Un dibattito aperto sulla questione carcere, intorno a un tavolo, con il gentile accompagno di un bicchiere di vino (io: due), senza la consueta divisione tra relatore e uditorio:  insomma, il tentativo di una chiacchierata informale, uno scambio di idee, di punti di vista, spesso opposti, sull'idea di sanzione giusta o sull'effettiva utilità del carcere oggi (per alcune tipologie di reati).
A organizzare la prima socialità è stata l'avvocato Antonella Sotira, mia amica di lunga data, per l'associazione Iusgustandum.  Il locale scelto, una graziosa Enoteca vicino al "cuore giudiziario" della capitale, ossia Piazzale Clodio (brividi). Pensavo di dover interloquire con una quindicina di persone. Alla fine, la prima "socialità" è stata una stanza stipata da oltre quaranta persone (metafora del sovraffollamento carcerario?) calorose, partecipative, attente e interessate a offrire il proprio contributo allo scambio di idee.
Un successone, dunque. Brava Antonella.

Come mi aspettavo l'idea di pena,  di punizione, di sanzione, di risarcimento del danno derivante da reato cambiano di bocca in bocca, di sensibilità in sensibilità. Di storia in storia. Per esempio, alla mia prima domanda "se voi foste vittima di un reato, che misura vorreste per il reo?" il ventaglio di risposte e proposte è stato il più ampio possibile: dall'umiliazione pubblica del reo, alla semplice e pura reclusione fino a passare a chi ha auspicato per il proprio "aguzzino" un percorso riabilitativo e risarcitorio fondato sul lavoro, soprattutto quello socialmente utile.  Un punto fermo che reputo molto importante è stata la comune sensazione di "spiazzamento" per il fatto che il percorso sanzionatorio del reo e quello risocializzante venga completamente sottratto alla vista della società e della vittima del reato. Come affermo nel mio libro, la mancata visione di questo percorso è decisiva. Immaginare la pena è per società e vittima del reato un mero esercizio di aspettativa di cui mai si saprà l'effettiva soddisfazione. Mentre il percorso del reo va in un'altra direzione.
Ho raccontato, in tal senso, il percorso sanzionatorio inciampi in elementi strutturali della pena che finiscono per vittimizzare il reo anziché consapevolizzarlo del disvalore dell'atto delittuoso commesso. La denudazione del reo (spesso accompagnata da ispezione anale) al momento dell'ingresso, lo sfibramento nervoso creato nel detenuto dall'interminabile sequela di percosse ritmiche su grate, blindati,  l'ingiusta e illegittima estensione dei contenuti afflittivi anche ai familiari dei detenuti (con le conseguenti, pericolose, ricadute sociali) hanno suscitato nei presenti una comune reazione di disagio. Perché queste cose non si vedono e, spesso, neanche si sanno.
Per cui si è anche riflettuto sul rischio di un modello di sanzione che troppo spesso anziché modificare in positivo il sistema di credenze e valori del reo ne acuisce il senso di rivalsa, diviene spesso sterile tortura, non crea utilità per la società e per la vittima del reato.
Presenti alcuni professionisti del settore, è stato sottolineato come sarebbe opportuno fare un distinguo tra rei in qualche modo potenzialmente recuperabili e quelli che non lo sono; mentre altra parte affermava che coloro che entrano in carcere, in virtù della sussistenza di una doppia condanna, sono da considerare sempre e comunque pericolosi. Ho sottolineato, al contrario, come dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, confermati da illustri magistrati, attestino la percentuale dei detenuti effettivamente pericolosi su un 5,4%. I non pericolosi sono la stragrande maggioranza. Qualcuno ha ricordato il costo giornaliero di un detenuto - sui 150 euro - e io ho riportato i dati su costi annuali del sistema carcerario: due miliardi e mezzo di euro all'anno. Troppo per un modello punitivo che produce tanta recidiva.
Mi sono state rivolte alcune domande sulla vita carceraria, sulla mia esperienza personale. Ho raccontato qualche storia, qualche episodio significativo. Uno dei commensali ha chiesto della sessualità in carcere: un argomento delicato. La medicina penitenziaria ha dimostrato come l'inaridimento della sfera affettiva, emotiva e sessuale generi danni gravi e perversioni pericolose. In carcere la sessualità è depressa e le pratiche, degradanti e mortificanti, dell'autoerotismo sono all'ordine del giorno.
Un'ora e mezza di socialità è scivolata via velocemente (proprio come accadeva in quell'ora e mezza di convivialità in carcere).  Purtroppo mi difetta il dono della sintesi e i tanti argomenti che volevo ancora proporre (legati alle dinamiche dell'ambiente carcerario, della promiscuità, della recidiva e la stessa presentazione del mio progetto di sanzione alternativa chiamato, appunto, Pena Visibile) non sono stati nemmeno toccati. Tanti, tantissimi gli argomenti rimasti in sospeso e di cui si è auspicata l'immediata trattazione. Un segnale importante. Il carcere è sempre meno distante.


Per chi fosse interessato a partecipare, la prossima "socialità" si terrà Domenica 21 Aprile alle ore 11,30 presso il Teatro Manhattan, via del Boschetto 58 (zona Monti). Potete comunicare la vostra presenza scrivendo a lapenavisibile@libero.it